“L’Europa è la dimensione, lo spazio in cui pensarsi e agire”. È il messaggio lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’80° anniversario della Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità (CIDA), nel corso di un intervento dedicato alle trasformazioni economiche e sociali e al ruolo delle classi dirigenti nell’affrontare le sfide dei prossimi anni.

“La consapevolezza di questa realtà è condizione per rinsaldare quel modello sociale europeo a cui nessuno intende rinunciare e per sostenere il quale occorrono scelte conseguenti da parte delle istituzioni”, ha affermato il capo dello Stato, sottolineando la necessità di accompagnare il cambiamento attraverso decisioni capaci di tutelare i valori sui quali si fondano le società europee.

Il riferimento all’Europa arriva al termine di una riflessione che ha attraversato gli ottant’anni di storia della Repubblica, il contributo delle classi dirigenti alla modernizzazione dell’Italia e le sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie. Per Mattarella, la difesa del modello sociale europeo si lega alla capacità di valorizzare il lavoro, tutelare la dignità della persona e rafforzare la coesione sociale.

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Intelligenza artificiale e nuove tecnologie: tutelare la dignità della persona

“Oggi un mondo nuovo si sta plasmando tra rapidissime trasformazioni. Dobbiamo tenerne il passo”, ha osservato Mattarella, richiamando l’attenzione sulle conseguenze dell’innovazione tecnologica e sulla responsabilità di chi è chiamato a gestirla.

“Non sarà facile sfruttare l’onda prorompente delle nuove tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale, della robotica”, ha avvertito il presidente, indicando la necessità di mettere queste innovazioni al servizio non soltanto di maggiori profitti e di una migliore efficienza, ma anche di una crescita qualitativa e di un’organizzazione produttiva e sociale capace di valorizzare le persone.

Il progresso tecnologico, secondo il capo dello Stato, deve contribuire a costruire un sistema economico che “tuteli sempre la sua dignità” e “rafforzi la coesione sociale”.

Una responsabilità che coinvolge direttamente le classi dirigenti pubbliche e private, chiamate a governare trasformazioni che interessano tanto i settori produttivi tradizionali quanto quelli emergenti.

“Le funzioni dirigenti private e pubbliche, dei servizi essenziali, dei settori emergenti sono una nervatura essenziale di una società che voglia restare protagonista del proprio futuro”, ha sottolineato Mattarella.

Il richiamo all’unità nazionale e la memoria del terrorismo

Nel suo intervento, il presidente della Repubblica ha ricordato anche il ruolo svolto dai dirigenti italiani nella difesa delle istituzioni democratiche durante gli anni del terrorismo.

Mattarella ha richiamato gli attentati delle Brigate Rosse contro rappresentanti del mondo dirigenziale pubblico e privato, individuati come bersagli nel tentativo di colpire i riferimenti del modello economico e sociale italiano.

Il capo dello Stato ha rivolto un pensiero a Pietro Coggiola, Carlo Ghiglieno, Manfredo Mazzanti, Renato Briano e Giuseppe Taliercio, assassinati perché trasformati in simboli da quello che ha definito un “feroce delirio ideologico”.

“L’Italia avrebbe presto sconfitto il terrorismo grazie ai propri valori civili e alla propria unità”, ha ricordato Mattarella, aggiungendo un richiamo al presente: “Quell’unità di fondo che non si deve disperdere anche quando asprezze e contrapposizioni di merito conquistano il centro della scena”.

Un passaggio nel quale il presidente ha ribadito il valore della coesione nazionale come patrimonio da preservare anche nelle fasi di maggiore conflittualità politica e sociale.

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Ottant’anni della Repubblica, il contributo delle classi dirigenti

La celebrazione degli ottant’anni della CIDA coincide con l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana, una ricorrenza alla quale Mattarella ha attribuito un particolare significato.

“Siete nati sulle macerie della guerra, per un’Italia migliore”, ha ricordato il presidente, sottolineando come la storia della Confederazione si intrecci con quella della ricostruzione democratica ed economica del Paese.

La nascita della CIDA nel 1946 rappresentò, secondo Mattarella, una scelta di libertà dopo il sistema corporativo e dirigista del fascismo, che aveva soffocato l’autonomia della società civile.

Il presidente ha evidenziato come l’affermazione di una rappresentanza autonoma delle professionalità dirigenziali fosse accompagnata dall’assunzione di responsabilità non soltanto nei confronti dei datori di lavoro, ma dell’intera società italiana.

Il contributo dei dirigenti è stato determinante, ha ricordato, per trasformare un Paese arretrato in una nazione moderna, caratterizzata da libertà, autonomia, dinamismo e valori democratici.

In questo percorso Mattarella ha richiamato anche la scelta europeista della Repubblica, considerata uno degli elementi fondamentali attraverso i quali l’Italia ha affrontato le trasformazioni del dopoguerra e il proprio ingresso sulla scena internazionale.

PNRR, equità fiscale e responsabilità sociale

Il presidente ha ricordato il contributo offerto dai dirigenti pubblici e privati all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sottolineandone il valore per la ripresa dell’Italia dopo la pandemia.

“Il contributo offerto dai dirigenti ai vari livelli per l’attuazione del PNRR, per non smarrirne il rilievo e l’importanza per la ripresa del nostro Paese dopo la pandemia, merita di essere ricordato”, ha affermato Mattarella.

Il capo dello Stato ha inoltre richiamato l’impegno storico della Confederazione sui temi della libertà economica e della tutela dei consumatori, ricordando la figura di Giuseppe Togni, fondatore della CIDA, membro dell’Assemblea costituente, parlamentare e ministro.

A Togni sono legate iniziative legislative per introdurre norme antitrust in un sistema economico italiano caratterizzato dalla presenza di numerosi monopoli.

Mattarella ha infine menzionato l’impegno della Confederazione sul terreno dell’equità fiscale, inserendolo nella più ampia responsabilità sociale che deve accompagnare l’attività delle classi dirigenti.

L’alleanza del lavoro e il futuro delle nuove generazioni

Nella parte conclusiva dell’intervento, Mattarella ha richiamato il principio costituzionale dell'”alleanza del lavoro”, considerandolo il fondamento di un modello sociale basato sul carattere universale dei diritti della persona e sui doveri di solidarietà politica, economica e sociale.

Un’alleanza che, ha sottolineato, deve essere capace di guardare al futuro, prestando particolare attenzione alle nuove generazioni.

È in questo contesto che si colloca il richiamo all’Europa, indicata come lo spazio nel quale pensare e costruire le risposte alle trasformazioni contemporanee.

La difesa del modello sociale europeo, nel ragionamento del presidente della Repubblica, richiede dunque un impegno concreto delle istituzioni, accompagnato dalla responsabilità delle classi dirigenti nel promuovere sviluppo, innovazione e coesione.

“L’Italia ha bisogno del vostro impegno”, ha concluso Mattarella, rivolgendosi ai rappresentanti della Confederazione.

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